sabato 31 maggio 2008

Mario, il mio lettore preferito...

Ho conosciuto Mario, dopo che Mario conobbe me grazie alla lettura del mio libro. Appena finito, mi ha cercata con l’elenco telefonico alla mano, arrivando fino alla redazione del giornale, deviando poi per le case private di amicizie e conoscenze di paese, chiedendo di me a chi nemmeno sapeva chi ero. Alla fine c’è riuscito ed è stato bellissimo. Per me soprattutto.


Mario è il mio lettore preferito, quello a cui sono affezionata in modo particolare. E non per i suoi 96 anni di età trascorsi in salute; e nemmeno per i suoi 30 anni di vita e di amore vissuti in e per l’Africa delle guerre e del lavoro. Mario è il mio lettore preferito perché non ha paura di osare nemmeno a 96 anni, di credere che di tempo ne ha ancora molto davanti, di ribellarsi contro un corpo che non tiene più la grinta dei pensieri sempre in movimento.

Fa sorridere, di dolcezza, ma Mario vuole lasciare un segno e raccontarsi. Così negli ultimi quattro anni - mi ha confidato - ha dedicato giorni e notti a prendersi appunti, a organizzare centinaia di foto, a ricostruire la sua vita: la mia vita raccontata dall’età di 3 anni, è fiero di sottolineare.
Mario è un mondo di altri tempi. Entrare in casa sua è stato come entrare in un continente in bianco e nero, dal sapore della polvere gialla e della pelle scura, della povertà e dignità di un Africa che ha attraversato i decenni. Mario ha creato il suo personale museo fotografico appiccicandolo letteralmente alle pareti di casa sua. “L’ho fatto perché non mi hanno voluto allestire una mostra in paese”, non dimentica di rimarcare. Ovunque Africa. Al centro della stanza, ruotando su me stessa, ho fatto un giro di 30 anni tra la storia privata di questo mio nuovo amico e quella pubblica di un continente che non ho mai visto. Per Mario quella piccolissima macchina fotografica regalatagli nel 1935 da un altro militare è stata l’arma con cui ha mostrato il suo amore per questo paese. “Viaggiavo con il fucile da un lato e questa macchina fotografica nascosta sotto i vestiti dall’altro. Ma – mi dice Mario – credimi che il fucile non ha mai sparato”.
Poi mi accorgo di un altro particolare e gli chiedo: “Mario, quanti fiori a casa tua?”. Lui sorride e dice: “Quando passi 30 anni nel deserto, ritorni e cerchi i colori e la vita in ogni cosa”. Ricordi… paure e difficoltà, le guerre, la prigionia, poi il lavoro e la famiglia…il ritorno in Italia. Gioie e dolori che hanno attraversato un secolo. Ora è tutto nero su bianco e se gli chiedo “Mario, qual è il tuo desiderio per questo diario? Che destino vogliamo dargli?”. Alza le spalle e dice commuovendosi “E’ un’eredità per mia figlia”.
Ma la sua è una storia, credimi, che vale davvero. E spero che in molti potranno leggerla.



P.s. Avrei voluto chiedergliela, una foto della sua Africa. Avevo con me la macchina fotografica, perchè avrei voluto chiedergli una sua foto per il blog...per rispetto ho richiuso l'album.

Le foto sono tratte da www.gemata.it e www.videopoli.com

sabato 24 maggio 2008

Prendiamocene cura ...

Dopo aver atteso che qualcosa mi colpisse allo stomaco. Dopo aver cercato di toccare con mano le diverse realtà e bisogni del mio territorio, sono finalmente pronta e felice di dirlo.

Il ricavato della vendita del mio libro sarà devoluto, per il tramite del comitato Andos di Pordenone, al progetto "Prendersi cura della famiglia che cura". Servirà in particolare a sostenere economicamente singoli casi di bisogno che ci verranno segnalati dai volontari dello sportello informativo del progetto stesso. Il costo di un biglietto del treno per raggiungere un famigliare ricoverato, o piuttosto quello di notti in albergo, o chissà, altri piccoli ma concreti bisogni che i famigliari e i malati incontrano nel loro percorso con il cancro. A questo servirà l'acquisto di "Mi riprendo il biglietto.Un nuovo cielo dopo la chemio". Ed è questo lo spiritto che Donando, l'editore, ha sempre perseguito nei suoi progetti: essere cioè al fianco di chi non ha nè voce, nè mezzi.
“Prendersi cura della famiglia che cura” è il progetto che mette in sinergia tutte le 13 associazioni oncologiche della provincia di Pordenone in collaborazione con i Servizi Pubblici del territorio. “Prendersi cura” è, cioè, il primo caso in Italia di una rete interattiva e continuativa che unisce le forze di Andos, Avo, Angolo, Ados, Laringectomizzati, Lega Tumori, Insieme, Ail, Agmen, Fondazione Biasotto, La Fenice, e Via di Natale.
Nato nell’autunno del 2006 consiste in uno sportello informativo e in un centro di ascolto e auto-mutuo aiuto rivolti al sostegno dei malati oncologici, dei loro familiari, dei volontari e degli operatori dell’area oncologica.

L’idea, infatti, è nata dalla consapevolezza che spesso le persone che si prendono cura di un malato oncologico si trovano ad affrontare molte difficoltà: possono aver bisogno, così come le persone malate, di un sostegno, di uno spazio in cui poter manifestare il proprio vissuto ed i propri pensieri

  • La prima azione è stata l’avvio di due gruppi di auto mutuo aiuto attivi da gennaio 2007: “Aver cura della famiglia che cura” rivolto ai malati oncologici e alle persone che se ne prende cura e “Ama per elaborare il lutto” rivolto alle persone che stanno cercando di elaborare un lutto.
  • La seconda iniziativa è stata l’attivazione di uno Sportello Informativo Oncologico presso Azienda Ospedaliera “S. Maria degli Angeli” (Padiglione B) gestito dai volontari delle associazioni oncologiche ed orientato a guidare all’utilizzo delle risorse esistenti nel territorio (associazioni, gruppi ama, servizi sociali e sanitari). Informare le persone rispetto alle risorse presenti nel territorio e ai servizi che vengono offerti, aiutarli a capire a chi si possono rivolgere per chiedere informazioni corrette, anche pratiche (permessi, invalidità, presidi, informazioni sanitarie), è un contributo significativo che i volontari possono offrire al malato e alla famiglia.
  • Saranno presto avviati due Centri di Ascolto gestiti da volontari. Uno spazio individuale nel quale potersi esprimere liberamente, richiedere informazioni ed essere accolti ed ascoltati senza fini terapeutici. È semplicemente uno scambio tra pari, una condivisione di esperienze vissute.
  • Da giugno 2007, 25 volontari delle 13 associazioni oncologiche promotrici del progetto stanno frequentando un corso di formazione permanente per acquisire le competenze e le informazioni necessarie alla gestione dello sportello informativo e dei due centri di ascolto.









Per informazioni:
tel: 348 - 9014747
e-mail: ass.oncologichepn@libero.it
sito-web: www.associazionioncologichepn.it



domenica 18 maggio 2008

Hai il cancro? Parliamone..



Giovedì 15 maggio, presento il mio libro a Cordenons (Pn), il paese che mi ha accolta fino all'età di 30 anni...che ho lasciato a tre mesi dalla fine del mio viaggio con la malattia.


Ho il piacere di avere al tavolo, accanto me, il mio amico e collega Enri Lisetto, giornalista del Messaggero Veneto. Suo il compito di moderare l'incontro dibattito tra me, Gianni Segalla, medico di famiglia (alla mia sinistra), e Laura Alborghetti, rappresentante Andos, alla destra di Enri.
Si è parlato di tanto e un po' di tutto assieme al pubblico. Una domanda, però, è ritornata di frequente...


Che dire? Come comportarci noi sani con chi sta male?



Provo a rispondere, con ciò che per me all'epoca era importante, senza la pretesa che valga per tutti.



"Nessuno può dire a nessuno se guarirà e quando guarirà. Mentire spesso serve più ai sensi di colpa di chi è sano che non al disorientamento di chi è malato. Ciò che egli si aspetta è di essere fino all'ultimo "un normale": di continuare a godere della famiglia, dei figli, degli amici, del lavoro e dei viaggi... delle gioie e dei dolori della quotidianità. Di sentirsi cioè parte della società e non piuttosto un essere fragile da maneggiare...con paura. Ecco, allora, una cosa credo si possa fare: semplicemente continuare a vivere e a far vivere la persona per com'era prima. Portare dentro ai suoi giorni di malata la vita di tutti i giorni. E se di fronte al suo sacrosanto diritto di preferire a questa la strada della solitudine...semplicemente rispettarla".

mercoledì 7 maggio 2008

Viva la vida...


"... E’ la prima volta nella storia dell’arte che una donna esprime con totale sincerità, scarnificata e, potremmo dire, tranquillamente feroce, i fatti e particolari che riguardano esclusivamente la donna. La sua sincerità, che si potrebbe definire insieme molto tenera e crudele, la portò a dare di certi fatti la testimonianza più indiscutibile e sicura; é perciò che dipinse la sua stessa nascita, il suo allattamento, la sua crescita dentro la sua famiglia e le sue terribili sofferenze, e di ogni cosa senza permettersi mai la minima esagerazione né divergenza dai fatti precisi, mantenendosi realista e profonda, come lo é sempre il popolo messicano nella sua arte, compresi i casi in cui generalizza fatti e sentimenti, arrivando alla loro espressione cosmogonica ..."

Così Diego Rivera, artista e compagno di vita di Frida Kahlo, scrive di lei, grande pittrice messicana ...donna segnata nel corpo e nell'animo dalla sofferenza...spirito libero e vitale.

Così mi piace che questa donna, che tanto mi affascina da sempre, lasci il segno in queste mie pagine.

Con il suo ultimo grido di VIVA LA VIDA, scritto otto giorni prima di morire (1954), mentre stava terminando il suo ultimo quadro.